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Personaggi storici legati a Montegiorgio

 

Domenico Alaleona: (Montegiorgio, 16 novembre 1881 - 28 dicembre 1928) - Diplomatosi in composizione, organo e armonia al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma nel 1907, l'anno successivo li laurea in lettere. Fu insegnante di canto corale nella Scuola Nazionale di Musica. Dal 1916 cattedratico al Conservatorio di Santa Cecilia, fu un precursore sullo studio degli aspetti tecnici della musica, introducendo termini come la dodecafonia ancora oggi in uso. Ha collaborato in qualità di critico musicale per varie riviste e giornali. Alla sua morte lascia un patrimonio di oltre seicento lavori tra cui l'opera più conosciuta: "La Mirra", opera in due atti composta nel 1913 e didecata ad Arturo Toscanini; il "Cantico di Frate SOle" per coro, orchesta e organo; "Le Melodie Pascoliane", per canto e pianoforte; gli "Stornelli Marchigiani", per due voci e pianoforte; "Quattro laude italiane" per archi, flauto e tromba; "La Marcia Eroica", per coro piano e banda, "La Messa per i defunti" a quattro voci; una "Storia dell'oratorio musicale" in Italia (1908). Il Comune di Montegiorgio gli ha intitolato il Teatro Comunale e la Piazza attigua dove si affaccia la casa natale.


  

Antonio Angelelli: Poeta dialettale contadino. Montegiorgio (1916-1972). E' stato un interprete acuto e vivace degli aspetti più comuni della vita di ogni giorno. Ha vinto molti concorsi di poesia dialettale in molti centri del Piceno e l'edizione della trasmissione radiofonica "La Corrida". Lascia una raccolta di versi intitolata "Cento poesie de 'Ntunì de Tavarrò".

 

Giacinto Cestoni: (Montegiorgio 1637 – Livorno 1718) "Egli è un speziale ma ne sa più di 40 medici": così soleva dire Francesco Redi, uno dei massimi scenziati del XVIII secolo, quando gli parlavano di Giacinto Cestoni, speziale di Livorno. In effetti Giacinto Cestoni, nato a Montegiorgio nel maggio del 1637, fu un biologo ed un ricercatore di altissimo livello. Le sue ricerche, le sue sperimentazioni e intuizioni geniali, furono basilari per la moderna biologia. Apprendista speziale nel suo paese, proseguì tale attività in varie località, fino a fermarsi a Livorno dove segu' definitivamente la sua passione di osservatore attento dell'ambiente e della natura, delle specie vegetali edanimali, cercando di coglierne gli intimi segreti.  Visse il clima della scienza sperimentale del tempo, amava dire "io non suppongo le cose, le provo con l'esperienza" e venne in contatto con illustri personalità del mondo scientifico: Redi, Malpighi, Zambeccari e Vallisnieri. LE sue sperimentazioni biologiche lo portarono a risultati di grande modernità. Alcune di queste furono rivoluzionarie come l'acaro della scabbia, la fruttificazione dell'alga marina, l'intuizione sull'animalità dei coralli, lo studio dei camaleonti e degli insetti in generale. La sua spezieria divenne a Livorno un cenacolo di sapere dove spesso si fermavano il Granduca Ferdinando, studiosi provenienti da varie parti d'Europa e sovrani come Federico IV i Danimarca. La sua natura umile e schiva non gli ha permesso di essere riconosciuto per i suoi meriti che utilizzati da altri scenziati ne completarono e divulgarono l'opera. Solo studi attenti e rigorosi condotti nel corso del '900 hanno consentito di far conoscere Giacinto Cestoni in Italia e all'estero, restituendo allo scenziato il ruolo di comprimario nella storia della scienza moderna. Si spense "pianto come il più fedele e il più sincero frag li uomini" il 29 gennaio 1718.

 

 

Gaetano Orsolini: nasce a Montegiorgio il 7 marzo 1884. Terzo di cinque figli ha i primi rudimenti dell'arte del disegno e dell'intaglio dla padre Piatro., modesto cultore di belle arti, ma apprezzato scultore in legno. Resterà nella bottega paterna fino all'età di vent'anni. Nel 1905 vince il gran premio di una mostra d'arte regionale marchigiana, onorificienza che gli fa conseguire la modesta borsa di studio della Cassa di Risparmio di Fermo consistente in lire 700 annue. Si reca a Firenze, quindi nel 1910 a Torino per collaborare nello studio dello scultore Edoardo Rubino. Nel marzo del 1912 gli viene conferito il premio di Lire Mille per essere risultato vincitore al concorso bandito per la Medaglia COmmemorativa del Cinquantenario dell'Unità d'Italia. Nel 1915 firma il monumento funebre, eretto nel cimitero di Fermo, per la famiglia Bulgarini. Dal 1919 e lo farà ininterrottamente fino al 1954, espone alla Promotrice di Belle Arti di TOrino. La sua fama si consolida con la vittoria al concorso per il monumento Ill Fante a  Courgnè. Nel 1922 gli viene assegnato il primo premio per concorso della Medaglia Interalleata della VIttoria. Nello stesso anno si aggiudica il lavoro della grande porta in bronzo dell'Università di Padova, da erigersi nel cortile ideato dal Sansovino ed esegue il monumento nel piazzale della VIttoria a Intra. Nel 1928 gli viene conferito l'incarico di docente alla cattedra di scultura dell'Accademia Albertina di Torino, incarico che coprirà fino al 1930 ed esegue il monumento "Il ferito" per la città di Tenda. Tra il 1928 ed il 1937 esegue il monumento ai caduti di Portogruaro, il monumento "Il Combattente" di Montegiorgio, "La Vittoria" di Ascoli Piceno e il monumento ai caduti della città di Alessandria. Esegue nello stesso anno, per il Comune di Montegiorgio, che celebra il terzo centenario della nascita di Giacomo Cestoni, il medaglione in bronzo con l'effigie dello scienziato naturalista. Dal secondo decennio del '900 fino a tutti gli anni Quaranta lavora costantemente come medaglista. Nell'aprile del 1954 espone alla grande colelttività: "L'arte dei Piemontesi d'oggi" indetta dalla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, con Mastroianni, Casorati, Menzio, Fait, Tarantino, Alloati, e tantissimi altri nomi della cultura figurativa italiana. Nel luglio dello stesso anno Orsolini muore.

 


Frate Ugolino: da Montegiorgio (inizi secolo XIV), autore del testo latino dei "Fioretti" di S. Francesco, che costituiscono una meravigliosa ed inimitabile raccolta di "miracoli ed esempli devoti", propri della vita del Santo di Assisi, volgarizzati nell'ultimo quarto del Trecento da un ignoto toscano, il quale li ha ricavati, quasi interamente, dagli "Actus beati Francisci et sociorum eius", composti probabilmente da Ugolino da Montegiorgio tra il 1327 ed il 1340. Intessuti dei motivi più puri e idealizzati del francescanesimo, s'impongono soprattutto per la schiettezza della lingua parlata, per il candore del sentimento regligioso, per le parole altissime del magistero morale del Poverello, Loro scopo primario è quello di suscitare un'emozione spirituale: la realtà qui presentata acquista valore solo se contiene spunti di edificazione, se è capace di colpire il lettore diritto nell'animo e persuaderlo a miglior vita. Il lupo addomesticato, le rondini acquetate, le liti sedate, la lode all aperfetta letizia, diventano quindi simboli di una rinnovata e luminosa universale, nella quale divino e umano si fondono armonicamente: tutte le cose, anche le più umili, sono avvicinate con amorosa sollecitudine e accettate gioiosamente nella loro pochezza come mezzo di ascesi verso il trascendente.


S.E. Mons. Giuseppe Petrelli (Montegiorgio 14/02/1873 - 29/04/1962) Evangelizzatore e Diplomatico

- Ordinato sacerdote il 10/08/1896
- Designato Vescovo di Lipa (Filippine) il 12/04/1910
- Ordinato Vescovo di Lipa (Filippine) il 12/06/1910
- Nominato Ufficiale della Curia Romana il 30/03/1915
- Designato Arcivescovo titolare di Nisibis  (Filippine) il 30/03/1915
- Nominato Nunzio Apostolico in Perù il 27/05/1921
- Designato di nuovo Nunzio Apostolico in Perù il 24/12/1926

Ritiratosi nel 1930 dalla carriera diplomatica forse per dissensi con la Santa Sede, trascorre il resto della vita a Montegiorgio nel Suo palazzo sito in Corso Italia officiando la Messa ogni giorno nella Cappella privata o in altre chiese locali, dedicando il tempo alla preghiera, allo studio, all'astronomia e alle opere di carità. I parenti più stretti, Vittorio, Franco, Maria, Agnese Petrelli residenti fuori Montegiorgio con alcuni parenti della linea femminile, Gastone Bellabarba e Giuseppe Calisti, e alcune famiglie  Petrelli di Montegiorgio imparentate con Mons. Giuseppe Petrelli, hanno in progetto, insieme all'Amministrazione comunale e alla Parrocchia di SS. Giovanni e Nicolò, di programmare una giornata di festeggiamenti civili e religiosi nella ricorrenza, nel 2008, del 135° dalla nascita di S.E. Mons. Giuseppe Petrelli.
Inoltre, in occasione del centenario 1910-2010 della costituzione della Diocesi di Lipa (Filippine) di cui Mons. Giuseppe Petrelli fu nominato 1° Vescovo, l'attuale Vescovo di Lipa, S.E. Mons. Ramon C. Arguelles ha proposto all'Arcivescovo di Fermo S.E. Luigi Conti un gemellaggio tra la Diocesi di Lipa e la Diocesi di Fermo. Il progetto è in corso di elaborazione da parte della Diocesi di Lipa in collaborazione con la Diocesi di Fermo e sarà approntato per la fine del 2009.



Padre Agostino Trapè (1915-1987) - E' nato a Montegiorgio il 9 gennaio 1915 ed è stato ordinato sacerdote a Roma il 25 luglio 1937. www.agostinotrape.it


 

 

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